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IL SUCCESSO DI TWITTER

Twitter è, subito dopo Facebook, il social network più dibattuto e tenuto in considerazione da chi studia gli strumenti più diffusi e potenti del Web 2.0. Il suo sistema di pubblicazione di messaggi da 140 caratteri ha conquistato larghe fasce di utenti, con un andamento in crescita, sia per quanto riguarda la quantità di tweet che vengono postati ogni giorno sia per numero di utenti iscritti. 

Se Twitter in questo periodo è probabilmente nel suo momento di massimo hype e popolarità, molto più complessa è la valutazione dei suoi effetti e della sua efficacia in termini di marketing e comunicazione. Due le scuole di pensiero trainanti: da un lato chi ritiene che i messaggi brevi di Twitter sono straordinari per trasmettere rapidamente informazioni promozionali, novità aziendali e notizie di interesse giornalistico, dall’altro chi sostiene che in realtà il rapporto segnale/rumore della massa di contenuti giornalmente postati via Twitter è troppo svantaggioso per garantire un’informazione fluida e significativa. I pessimisti che sostengono questa seconda posizione pensano infatti che anche nel caso in cui si selezioni con grandissima accuratezza la lista degli utenti che si decide di seguire, la massa di informazioni non pertinenti ai propri interessi o alle aspettative che si hanno è sempre troppo alta, perciò per trovare un tweet utile se ne devono subire almeno 10 inutili (quando va bene...). Questo rende snervante e svantaggioso lo sforzo di reperire informazioni rilevanti mediante Twitter. L’elevato tasso di abbandono del canale (il 60% degli utenti abbandona Twitter già il mese successivo all’iscrizione) si spiegherebbe proprio a partire da questo problema.

Innanzi tutto il numero di tweet e di utenti. Da marzo 2009 a marzo 2010 si passa da circa un miliardo e mezzo di tweet al giorno a dieci miliardi, mentre gli utenti (gli iscritti al servizio) crescono da circa 15 milioni a circa 80 milioni. Un’impennata vertiginosa. Ma che secondo la stima di Saleem non basta a portare Twitter a conquistare la totalità degli utenti del web: a suo avviso faranno uso del social network non più del 10% di tutti i netizen mondiali. Una previsione verosimilmente derivata da un confronto dei dati di crescita con quelli di abbandono e riferito al numero complessivo di utenti Internet stimato per i prossimi anni. 

Un dato che impressiona è che circa il 25% degli utenti di Twitter non ha follower. Molti di questi probabilmente non pubblicano affatto contenuti, ma non pochi verosimilmente pubblicano senza essere seguiti da nessuno, il che porta rapidamente al declino dell’interesse verso la piattaforma di comunicazione. Situazione simile, del resto, alla fetta di utenti che ha meno di 10 follower: quasi il 65% dell’intera popolazione di iscritti, che dopo non molto iniziano ad avvertire il senso claustrofobico di parlare a un pubblico sostanzialmente inesistente. Solo un 20% circa degli utenti è seguito da più di 11 utenti e solo un 5% supera i 50 follower. 

Di contro, guardando al numero di pubblicazioni giornaliere, più del 40% degli utenti non pubblica nulla, mentre quasi un altro 40% produce meno di 9 tweet. In pratica l’utilizzo del canale è a tutti gli effetti paretiano, ossia il 20% degli utenti genera almeno l’80% dei contenuti del social network. 

Ancora più interessante è la distribuzione dei contenuti per tematica, ossia, cosa effettivamente postano gli utenti. Solo una percentuale esigua di tweet fornisce informazioni interessanti e originali dal punto di vista giornalistico (news). Una percentuale altrettanto ridotta è costituita da messaggi di natura pubblicitaria e altrettanto grande è la quota degli utenti che utilizzano il mezzo per fare autopromozione (anche aziendale). Circa il 40% dei tweet sono frammenti di conversazioni, per lo più poco rilevanti per chi non ha seguito il dialogo sulla tematica specifica, mentre il 45% della massa di comunicazioni postate sono di carattere demenziale o del tutto autoreferenziale, privo di reale interesse per la quasi totalità degli utenti. Infine una percentuale inferiore al 10% dei tweet sono semplici repost di tweet già pubblicati (di qualsiasi tipo) e non fanno che aumentare l’entropia del canale. 

Ma quali utenti, in dettaglio, fanno uso di Twitter? Il 35% di visite al social network è effettuato da utenti assidui, che postano innumerevoli tweet ma rappresentano solo l’1% del totale. Un altro 41% di visite proviene da utenti regolari, che non inseriscono mai più di 50 post al giorno e che sono complessivamente il 27% degli utenti. Solo il 24% delle visite sono effettuate da utenti occasionali, che costituiscono il 72% degli iscritti al social network. Anche qui, si profila un nocciolo duro molto piccolo di utenti entusiasti che creano la gran parte dei contenuti del portale. La coda lunga degli occasionali in realtà copre solo un quarto di tutti i post presenti, che per mancanza di continuità finiscono spesso per non essere notati. 

Guardando infine la distribuzione demografica della popolazione di Twitter, si scopre che sono leggermente più numerose le femmine dei maschi, anche se la differenza in percentuale è poco apprezzabile. Le fasce d’età più presenti sono quelle che vanno dai 18 ai 35 anni (circa il 45%) e dai 35 ai 49 (circa il 23%). Quasi il 70% degli utenti, quindi, ha un’età compresa tra i 18 e i 49 anni. I ragazzi tra i 13 e i 17 sono poco più del 10%, stessa quota degli adulti sopra i 50 anni. Per quanto riguarda l’istruzione, quasi il 50% degli iscritti non hanno un diploma, una quota decisamente più alta rispetto alla media dei social network e molto più alta di quella dei frequentatori di blog, mentre i diplomati sono circa il 40%. Ad avere una cultura universitaria sono poco più del 10% di iscritti. 




Fonte: http://www.webmasterpoint.org/webmarketing/web-marketing/web-20/analisi-statistiche-utilizzo-twitter-utenti-comportamenti-contenuti.htmlArticolo di Pierluigi Emmulo

COME OTTIMIZZARE LA VOSTRA PRESENZA SUL WEB?


Se volete che vostri investimenti sul Web producano un ritorno misurabile, dovete iniziare ad usare il Web per conquistare clienti. Un sito Internet non è un male necessario, ma è uno strumento che deve essere usato per fornire informazioni utili ai lettori sulla vostra azienda e i vostri prodotti/servizi e deve completare la vostra strategia di marketing, facendovi conoscere, ottenendo contatti con nuovi potenziali clienti. Se il vostro sito non fa nessuna di queste cose o ne fa solo qualcuna, è davvero un costo inutile. Però, se volete, ci sono delle alternative più interessanti. 

E quindi, come si può trasformare la vostra presenza sul web in un’opportunità di crescita e di guadagno per la vostra azienda? Innanzitutto bisogna analizzare bene il vostro sito web - la sua struttura, contenuti e tutte le funzionalità. Successivamente bisogna individuare le aree di criticità e scegliere la soluzione più adatta per fare in modo che attiri clienti, diventando un vero e proprio canale di vendita per i vostri prodotti o servizi. 

Oltre al miglioramento delle funzionalità del vostro sito esistono molte altre soluzioni per ottimizzare la vostra presenza sul Web. Grazie alle strategie web 2.0 potrete far sentire la vostra voce e la vostra presenza ai nuovi, potenziali clienti che ogni giorno navigano sull’Internet alla ricerca di informazioni. Oggigiorno è necessario sviluppare una forte presenza online, puntare sulle campagne a basso costo ed usufruire di alcuni nuovi strumenti come: corporate blog, social network o “ufficio stampa online” vi permettono di restare in contatto con i clienti ed essere sempre aggiornati e presenti sul web. 

All’inizio il timore di non avere niente da comunicare spesso ostacola l’apertura di un blog aziendale o una pagina sui social network. Eppure ogni azienda è una vera e propria fucina di notizie! Basta solo cercarle – ovviamente nel modo giusto. Molto spesso anche la paura di ricevere commenti negativi dai clienti scontenti scoraggia dall’aprire un blog. Ma se qualcuno è scontento di voi troverà un sacco di altri posti dove farlo sapere! Molto meglio che venga a dirlo a voi, permettendovi di correre ai ripari senza farvi perdere altri potenziali clienti. I blog aziendali ed i social media, ormai utilizzati da centinaia di imprese in Italia, consentono di dialogare con i clienti, fornire loro informazioni e mantenere il polso del mercato, ricevendo anche commenti, suggerimenti e preziosa collaborazione. 

Infine, se vi capita che i vostri clienti vi fanno sempre le stesse domande e tutti giorni passate molto tempo a dare sempre le stesse risposte, potrebbe voler dire che i vostri contenuti non sono organizzati nel modo giusto. Magari li avete pubblicati sul Web, ma risultano poco visibili; oppure sono disposti in modo poco intuitivo? Oppure non li avete pubblicati e dovreste farlo? O forse avete bisogno di altri strumenti, come una newsletter per raccontare le novità ai vostri clienti affezionati? 

Di certo quello che vi serve in questa situazione, è un progetto. Dovete stabilire il vostro obiettivo, analizzare i strumenti disponibili sul Web, proporre un progetto, concordare una strategia per investimenti e tempi ed, infine, realizzare il progetto del miglioramento della vostra immagine aziendale sul Web per renderla visibile, fruibile ed utile.

E-COMMERCE 3.0: DA BROADCAST A NARROWCAST


Come dice il vecchio proverbio, in fondo ad ogni cosa tutte le politiche sono locali e sebbene l’e-commerce abbia una portata globale, tutto si riduce a convincere i singoli clienti ad investire le loro disponibilità di danaro verso prodotti e servizi specifici. Ciò significa che ci sono due fasi per trasformare i visitatori in clienti nel vasto mondo di Internet: 

  1. Aggregare il maggior numero di clienti in un unico luogo. 
  2. Qualificare l’enorme bacino di utenza in un sottoinsieme di clienti davvero interessati alla tua proposta unica di valore e vendere direttamente a loro. 

Detto in altro modo, un uso di tipo broadcast ad esempio dei social network può portare una gran massa di persone in un singolo posto. E ‘ qui che un messaggio narrowcast del venditore può raggiungere e convincere un sottoinsieme interessato a compiere delle azioni di acquisto. 

Facciamo l’esempio che esista un gioco basato su una commedia romantica. I partecipanti possono scegliere la parte del protagonista, sia uomo che donna, e devono raccogliere gli elementi distintivi per corteggiare gli altri. Gli oggetti possono essere guadagnati al gioco o comperati scambiando moneta reale con la moneta del gioco. Facebook è la piattaforma ideale per gestire un gioco di questo genere, ma occorre fare qualcosa di più che solo pubblicare il gioco. La semplice pubblicazione del gioco è la ricetta dell’insuccesso. Bisogna attirare i consumatori che possono essere molto interessati con lo scopo di acquisire, raccogliere e conservare il loro interesse. 

Il mondo online sta facendo sempre più affidamento sulle connessioni e sui messaggi specifici diretti verso la giusta porzione di mercato ben segmentata, per fare crescere le vendite. E questo rappresenta una grande opportunità per i venditori. Per sfruttare efficacemente l’emergere di questo modo nuovo di concepire l’e-commerce, i venditori dovrebbero: 

  • Impiantare una autentica strategia sui social network: usare le capacità di broadcast della piattaforma per distribuire la conoscenza del prodotto (creare pagine fan, usare la pubblicità..), per poi rivolgere direttamente il messaggio al segmento ideale. Identificare i leader, portarli “sotto la tenda” e garantire un dialogo costante con i consumatori interessati. 
  • Costruire reti informali per gestire la lista: collegare i venditori con chi produce o distribuisce prodotti correlati per approfondire il catalogo ed accedere alle liste dei partner per accrescere il ritorno sulla propria lista personale. Alimentare e muovere il catalogo con sempre nuove offerte e proposte. 
  • Convertire i consumatori in micro affiliati: implementare un programma di micro-affiliazione che incoraggi i consumatori a promuovere i tuoi prodotti. Tenere il focus sui migliori prodotti in catalogo, sapendo che i nuovi visitatori comprano solo i prodotti che sono ben rappresentati e ben targhetizzati. 



I commercianti dovrebbero quindi costruire un business più connesso, in grado di sfruttare direttamente i rapporti con i consumatori, le relazioni indirette con i partner grazie alle liste comuni, ed estendere le relazioni tramite le raccomandazioni sociali. Nel nuovo mercato sociale che sta emergendo in questi anni, il sistema delle relazioni stabilirà chi vince e chi perde. 

Fonte: www.giovannicappellotto.it

E-COMMERCE 3.0


Il 2010 è stato l’anno dei social media: Mark Zuckerberg è stato nominato Time‘s Person of the Year, il film ”The social network” sembrava pronto per la gloria degli Oscar, e Facebook sembra superare il traffico giornaliero di Google. Certamente ci sono stati intoppi lungo il percorso - le impostazioni sulla privacy, la facilità d’uso e la debacle di Buzz di Google – ma nessun serio commentatore considera attualmente il social web di essere nient’altro che una parte consolidata dell’universo dei media. 

Per tutto questo, la monetizzazione del Web sociale è stata una storia di estremi. Mentre Zynga raccoglie più di 1 miliardo di dollari nelle vendite di macchine agricole virtuali, la grande maggioranza degli imprenditori sociali Web ha faticato a trovare la giusta tecnologia per creare un modello di business redditizio. Sondaggi dopo sondaggi hanno rilevato che le organizzazioni più grandi hanno utilizzato il Web sociale per la creazione di buzz, piuttosto che raccogliere clienti, e che i consumatori indirizzati sui prodotti attraverso le raccomandazioni sociali erano molto più propensi a provare il prodotto, ma non erano più propensi ad acquistarlo, rispetto a quelli che arrivavano dagli annunci di ricerca a pagamento. 

L’effetto broadcast delle piattaforme di social media crea il passaparola ma è l’effetto narrowcast tramite le connessioni credibili e conosciute che genera le vendite. In altre parole, la presenza su Facebook (tramite le pagine fan, i “Like” e le campagne pubblicitarie, ecc.) fa grandi cose per portare un prodotto a livello di consapevolezza, ma il processo di vendita attuale richiede più di un e-Commerce basato sui like, per quanto demograficamente sintonizzati, anche con un approccio personalizzato. Delta Airlines ha scoperto che mentre il buzz generato con campagne pubblicitarie ha prodotto effetti positivi, la società potrebbe creare risultati reali e misurabili con la distribuzione di un’app di prenotazione dei biglietti che è stata incorporata nell’esperienza di Facebook. 

La cosa più importante che si è scoperta è il valore della connessione nel mondo dell’e-Commerce. Gli effetti delle azioni dei venditori, che partecipino a programmi di affiliazione, sono più efficaci quando si coagulano attorno a reti sociali, ognuna delle quali promuove il prodotto di un altro venditore per un tempo definito. Questa condivisione di possibili clienti, demograficamente omogenea, fa in modo che ad un preciso consumatore sia offerto il giusto prodotto, nel tempo esatto della sua ricerca e che gli operatori di mercato coinvolti siano in grado di generare un flusso costante di entrate che alimenta la loro attività. 

Allo stesso modo, si nota l’emergere di programmi peer to peer che sviluppano le raccomandazioni sociali in vere e propri azioni di marketing. Programmi come TipFrom. Me facilitano gli acquirenti nel diffondere le raccomandazioni dei loro acquisti ad amici, parenti e colleghi, perché ricevono un premio ogni volta che uno di costoro fa un vero acquisto. La raccomandazione ha un valore bi-direzionale ed incoraggia i consumatori a partecipare più attivamente. 

Questo sarà l’anno di creare delle strategie narrowcast all’interno del social web; per i venditori così da sfruttare le reti sociali e guidare la crescita delle vendite e affinché i consumatori usino i loro canali sui social media per raggiungere nuovi clienti potenzialmente interessati. In altri termini stiamo entrando nell’era dell e-Commerce connesso dove la caratteristica distintiva dell’e-Commerce di successo non è le cose che sai, ma le persone che conosci! 


Fonte: www.giovannicappellotto.it

STRATEGIE WEB 2.0 PER PICCOLE E MEDIE IMPRESE

Portare la comunicazione nelle piccole e medie imprese rappresenta una delle maggori sfide per il futuro dell'economia del paese. Strategie Web 2.0 rappresentano sicuramente una grande opportunità per la crescita e lo sviluppo ma devono essere sfruttate consapevolmente. Seguendo le ultime notizie dalla Microsoft, elenchiamo alcuni dei nuovi strumenti che le aziende hanno a disposizione per implementare una strategia di marketing innovativa:

Corporate blog, ovvero il blog aziendale che molte aziende creano per stabilire un dialogo con la propria community di utenti. Un corporate blog può essere gestito da un’organizzazione per raggiungere specifici obiettivi, ad esempio:
  • Rilevare feedback di mercato
  • Diffondere il brand
  • Intervenire in tempo reale qualora vengano espressi giudizi negativi sul proprio brand o prodotto
  • Promuovere prodotti di nicchia non facenti parte del core business
  • Dare un’immagine più informale dell’azienda
  • Fornire contenuti sempre aggiornati sulla vita della propria azienda o l’evoluzione del proprio settore.

Video virali, video tipicamente divertenti, collegati al brand dell’azienda che si trasmettono grazie al passaparola spontaneo degli utenti, ciò permette all'azienda di raggiungere il potenziale cliente senza un'azione promozionale diretta, eliminando così la sensazione di invasività che il consumatore può percepire.

Social network, una rete online di persone con interessi e finalità condivise, all’interno dei quali si creano delle relazioni e connessioni. L’azienda può sfruttare le informazioni condivise all’interno dei social network per capire le opinioni degli utenti e per influenzarle.

Feed RSS (Really Simple Syndication), si tratta di un’applicazione attraverso cui gli utenti possono ricevere automaticamente gli ultimi aggiornamenti da un sito, o in posta elettronica o usando un apposito programma web, chiamato aggregatore, in grado di riunire le ultime novità dei feed RSS scelti. Queste applicazioni sono molto utilizzate nel commercio elettronico per informare l’utente delle ultime novità presenti sul sito. Un ulteriore sviluppo permette di ricevere e pubblicare automaticamente sul proprio sito gli RSS pubblicati da siti o blog con cui è gemellato, creando in questo modo comunità di blog, che si arricchiscono l'uno con l'altro. 

E-commerce, ovvero offrire ai clienti l’opportunità di acquistare online i prodotti di un’azienda. Per differenziarsi dai concorrenti, è importante che l’azienda fornisca al cliente che acquista sul web un valore aggiunto rispetto all’acquisto tradizionale. In particolare, l’azienda deve cercare di instaurare un rapporto diretto con la clientela, offrendo proposte d’acquisto che siano il più possibile personalizzabili dal cliente, con suggerimenti, informazioni e offerte speciali personalizzate.

Podcasting e videocasting, strumenti che consentono di proporre agli utenti contenuti audio-video legati al brand e ai prodotti di un’azienda. Questi contenuti possono essere scaricati dal Web e sarà poi l’utente a decidere quando e come ascoltarli o guardarli.

Instant Messaging, è lo strumento di comunicazione istantanea più utilizzato dagli utenti in tutto il mondo e può essere sfruttato anche dalle aziende per comunicare in tempo reale con i propri clienti. Ad esempio, un’agenzia di viaggi potrebbe sfruttare l’instant messaging per discutere e fornire informazioni in tempo reale ad un utente collegato via web. Si tratta di una strategia di marketing one to one che permette all’azienda di offrire ai suoi clienti un servizio personalizzato, grazie al dialogo e all’istantaneità che l’instant messaging consente. 

Mobile marketing, strategie di marketing applicate al canale mobile. In particolare, questo canale offre interessanti opportunità sia per aumentare il livello del servizio di un’azienda al cliente (grazie all’erogazione di servizi core o accessori) sia per sviluppare una strategia di advertising mirato. Un ulteriore sviluppo del mobile marketing consiste nell’offrire al cliente la possibilità di effettuare transazioni direttamente dal proprio telefonino in mobilità e in modo sicuro.

Fonte: www.microsoft.com/italy

COSTRUIRE UN BRAND ON-LINE

Un brand è un marchio o un nome al quale si associano una storia, dei fatti o delle attività. Il brand è caratterizzato, a volte, da una consistenza anche fisica (ad esempio se si tratta di un bene). Con l’utilizzo di specifiche strategie di marketing il brand ha assunto un’importanza assoluta. Un’azienda oggi non è solo rappresentata dal prodotto che essa produce, ma anche dall’immagine che fa percepire al pubblico, ovvero la brand reputation, con tutte quelle emozioni, significati, idee, opinioni, esperienze e quant’altro che una persona esterna all’azienda e non solo, coglie appena vede il brand. In questo articolo vedremo come si possa costruire un brand on-line partendo dall’inizio. 

I motori di ricerca tentano di costruirsi una propria rappresentazione del mondo umano in termini informativi, di flussi, di concetti, d'importanza e di desideri. Questo concetto, parziale, è fondamentale per comprendere perché il brand non possa e non debba essere un'entità puramente on-line. Il brand on-line non avrebbe senso o ne avrebbe in ben pochi casi, proprio in virtù di ciò che ho appena scritto. Dato che i motori di ricerca tentano di registrare una propria rappresentazione di quella che alcuni chiamano "realtà", il brand on-line migliore è quello che corrisponde ad un brand off-line realmente esistente. Ciò significa, in definitiva, che costruire un brand on-line significa di fatto costruirlo off-line e renderlo visibile on-line. Il brand deve esistere anche e soprattutto in quello che molti considerano "mondo reale". Ciò ovviamente non significa che non si possa costruire totalmente on-line un brand, ma la cosa è estremamente difficile, costosa ed applicabile a ben pochi contesti. 

Il brand deve essere caratterizzato da una storia. Costruire un brand, di fatto, significa costruire una storia attorno ad un nome. Una storia che deve avere uno story-board (una sceneggiatura), degli attori, degli spettatori e dei fatti noti. Se non c'è una storia che li colleghi, restano solo semplici link sul Web senza significato. 

Creando un brand bisogna trovare un nome, originale e facile da riccordare. Scelto il nome, si deciderà se allo stesso debba corrispondere un sito, blog, pagina sui social network o se debba essere parte di un contesto ancora più ampio. Naturalmente la presenza di un sito dedicato, se ben gestito, aumenta le probabilità che il brand sia recepito come tale on-line. La cosa non è comunque obbligatoria. 

Successivamente bisogna studiare un messaggio, comunicato o organizzare un evento che segni l'inizio della storia. Un evento, il lancio di una nuova linea, una manifestazione. Scelto il punto d'inizio, va scritto un articolo o una news sui social network e vanno inseriti i comunicati stampa negli appositi circuiti on-line. In questa fase è importante che vi siano comunicati con il solo marchio, senza link, ed altri con il link ed il solo marchio nel testo attivo. Ciò è importante per far comprendere al motore che l'apposizione di un nome ha significato anche senza il link, cosa che fa pensare al fatto che possa essere un marchio. In questa fase è vitale che ogni link abbia il marchio incluso e, soprattutto, che il marchio sia ripetuto molto spesso su siti esterni senza il link. Ciò si ottiene facilmente perché vari circuiti di comunicazione stampa non consentono di inserire link all'interno del testo. Sarà semplice, così, distribuire marchi con link e marchi senza link, semplicemente inserendo i comunicati in tutti i circuiti. Ovviamente sarà importante che altri siti e gli utenti di social network, oltre ai circuiti di comunicazione stampa, scrivano articoli, news o post sul nuovo marchio. Bisogna puntare, quindi, a dar rilievo alla notizia per far sì che sia citata da qualcuno. Bastano poche citazioni per dare il via alla storia. 

Cercando una strategia di branding on-line, al primo posto deve esserci la visibilità sui motori di ricerca. In questo caso è estremamente importante creare pagine sui social network, blog aziendali e scegliere bene le parole chiave (in questo caso è si sconsiglia scegliere come brand un nome corrispondente ad un azienda forte già esistente on-line. 

Successivamente, quando il brand è stato già creato è comunicato sul Web, il marchio deve continuare a vivere, aggiungendo pezzi di vissuto alla sua storia. Questo vuol dire che bisogna organizzare dei progetti, delle ricerche, avviare nuove linee, ecc. ecc. In sostanza, deve esservi un motivo per emettere un comunicato stampa almeno una volta al mese e per dare agli altri un'opportunità di parlare di voi. Il fatto che il brand si riproduca lo rende molto forte, reale, consistente e duraturo. Gli effetti benefici di un simile modo di procedere si ripercuotono sia sulle nuove iniziative, sia sul brand stesso. 

Creare un brand e smettere l'attività condotta per renderlo visibile significa vanificare l'investimento iniziale. Una volta che il brand sia nato è fondamentale che si continui a pensare alla sua visibilità. Deve trattarsi quasi di un atteggiamento mentale. Ciò si espleta principalmente riportando sul sito ogni fatto che si possa collegare al marchio, promuovendo e rendendo visibili attività che portino altri a parlarne, prevedendo comunicati stampa. In questo caso l’immagine aziendale diverrà un fatto importante e la comunicazione dovrà essere attentamente studiata. 


Fonte: www.webmarketing.html.it

FACEBOOK - UNA NUOVA GENERAZIONE

Facebook è entrato a pieno titolo nell’immaginario collettivo del nostro Paese. (…) Se l’Italia non brilla nel panorama europeo quanto a nuove tecnologie, nell’uso di Facebook è invece nella Top 10 globale per numero di utenti attivi, oltre ad essere ai vertici della classifica per il rapporto tra utenti e navigatori, in terza posizione dopo Regno Unito e Francia. (…) 

La dimensione ludica ha fatto breccia negli Italiani, incentivandoli a ricreare online la propria rete di amici, parenti e colleghi, fino a riallacciare rapporti con vecchi compagni di scuola, contatti dispersi nel mondo e altri conoscenti di cui si era persa traccia. Per i più giovani, è comune la tendenza a utilizzare Facebook per conoscere nuovi amici, accettando nella propria rete anche utenti non conosciuti prima di persona, a volte con il rischio di futuro d’identità. 

Oggi Facebook è un fenomeno trasversale per fascia sociale, età, sesso e livello di istruzione. Tra i giovani e i giovanissimi, quasi il 100% della popolazione è iscritto e lo usa, molto spesso come primo canale di comunicazione. Un terzo degli iscritti ha più di 35 anni ed è questo il segmento che attualmente cresce più velocemente. Le aziende se ne sono accorte e, in massa, oggi usano Facebook per comunicare e conversare con i propri clienti e fan. Librerie, ristoranti, negozi, discoteche, grandi aziende, professionisti: non c’è business che non ne abbia compreso le potenzialità e lo usi insieme o in alternativa al sito web tradizionale (…). 

I cambiamenti introdotti da Facebook nel corso del 2009 e del 2010 consentono di proteggere le informazioni o i contenuti più sensibili – data di nascita, numero di telefono, foto di famiglia – scegliendo la lista di contatti con i quali condividerli, valutando allo stesso tempo cosa rendere pubblico e accessibile a tutti, motori di ricerca inclusi. 

Con la quotazione sui mercati azionari, oggi ipotizzata all’inizio del 2012, Facebook sarà sempre più orientato a tutelare i propri iscritti, cercando di aumentare la quota di ricavi per utente, con la moneta di scambio costituita dai crediti. 

Questo è lo scenario che si prospetta: una piattaforma universale gratuita, in cui saremo noi utenti a decidere l’orientamento, con il nostro uso quotidiano, vigili insieme alle autorità competenti affinchè i diritti della persona rimangono sempre una priorità per tutti. 


Luca Conti, Postfazione all’edizione italiana di Facebook, la storia. Mark Zuckerberg e la sfida di una nuova generazione, David Kirkpatric

UFFICIO STAMPA

L'ufficio stampa di un ente, un’azienda o un’istituzione è la struttura preposta alla gestione dei rapporti con i mezzi di informazione (carta stampata, radio, tv, web). Può essere sia interno all'organizzazione aziendale che esterno. L’ufficio stampa ha un compito di selezionare, filtrare e sintonizzare il flusso di informazioni provenienti dall'interno dell’azienda o ente in funzione delle esigenze degli organi di informazione e interpretare comunicati dei mass-media in funzione delle esigenze dell’azienda. Il responsabile dell'ufficio stampa si occupa di dirigere le principali attività di comunicazione, con lo scopo di garantire la corretta rappresentazione dell'immagine aziendale nel proprio pubblico di riferimento.

L’ufficio stampa si occupa quotidianamente di redazione di comunicati stampa eventualmente corredati da foto digitali e da video. Tra i compiti e le funzioni dell’ufficio vi sono:

la creazione di comunicati stampa;
la raccolta e l'archiviazione di notizie rilevanti per l'azienda (rassegna stampa);
la creazione di un archivio di contatti.

Un ufficio stampa efficiente è fondamentale per garantire la qualità della comunicazione di qualsiasi attività aziendale. Grazie ad un ufficio stampa è possibile entrare in contatto con i nuovi potenziali clienti e mettere in luce le qualità di un’azienda, creando un risultato positivo di buona reputazione. Ma prima di aprire un ufficio stampa bisogna analizzare le esigenze e necessità reali dell’azienda. In questo caso è indispensabile avere un piano di comunicazione aziendale definito.

Prima di tutto l’azienda dovrebbe capire se ha bisogno soltanto di uno spazio dedicato ad un singolo argomento, oppure se vorrebbe creare una vetrina della sua attività in cui darà spazio a diverse iniziative. Inoltre, l’azienda dovrebbe sapere a chi si vuole rivolgere, quali sono i suoi punti di forza e cosa vuole comunicare alla stampa o altri destinatari di messaggi. Successivamente il comunicato stampa una volta redatto, va anche divulgato, garantendo visibilità e soprattutto correttezza nelle informazioni ai media cartacei e online. Per far ciò si usa il mezzo più comodo per tutti - l'email, perché non solo è veloce ma da anche la possibilità di inserire link di approfondimento.

All’inizio nella gestione di un ufficio stampa l'aspetto molto importane è il database contatti. E’ necessario quindi iniziare con la creazione della propria mailing list. Per le aziende che non hanno un proprio database esistono strumenti e pubblicazioni che possono supportare l'inizio dell'attività, ad esempio Mediaddress online. Gli strumenti di creazione di database permettono (a differenti livelli di investimento economico) di avere una base di partenza segnalando le redazioni e i vari capiredattori, prima di prendere i contatti diretti e crearsi il proprio mailing profilato. Successivamente è molto importante tenere aggiornato il proprio database.

Negli ultimi tempi è diventato possibile aprire un ufficio stampa online - l'implementazione di un ufficio stampa tradizionale che, grazie ad Internet e agli strumenti ad esso correlati, permette una divulgazione delle informazioni in maniera amplificata. Naturalmente per utilizzare al meglio queste possibilità è necessario conoscere il mezzo di comunicazione e gli strumenti ad esso correlati.

Press Area sul sito può rappresentare la soluzione migliore per mettere in evidenza un progetto, un servizio o un prodotto. L'importante è l'aggiornamento costante.

Press Media - il nostro sito press diventa addirittura Media con l'inserimento di Video e Foto per supportare le attività, comunicazione, e comunicazioni stampa. Flickr è sicuramente un altro alleato dell'addetto stampa online. Su questo social si possono caricare le foto, organizzarle al meglio con archivi, set, tag, ed anche in questo caso per interoperabilità e interscambiabilità si possono creare argomenti prendendo da risorse esterne al nostro canale.

Sempre legato all'ufficio stampa online, ottima risorsa sono i feed RSS o flussi RSS, questi dati (nella maggior parte parliamo di xml) permettono al lettore di leggere comodamente le informazioni (si possono sottoscrivere anche via email) e soprattutto creano nella logica web 2.0 l'interoperabilità e l'interscambiabilità delle informazioni.

Il feed web è un'unità di informazioni formattata secondo specifiche (di genesi XML) stabilite precedentemente. Ciò per rendere interoperabile ed interscambiabile il contenuto fra le diverse applicazioni o piattaforme. Un feed è usato per fornire agli utilizzatori una serie di contenuti aggiornati di frequente. I distributori del contenuto rendono disponibile il feed e consentono agli utenti di iscriversi. L'aggregazione consiste in un insieme di feeds accessibili simultaneamente, ed è eseguita da un aggregatore Internet.

L'uso principale dei feed RSS (detti anche flussi RSS) attualmente è legato alla possibilità di creare informazioni di qualunque tipo che un utente potrà vedere molto comodamente, con l'aiuto di un lettore apposito, nella stessa pagina, nella stessa finestra, senza dover andare ogni volta nel sito principale. Questo è dovuto al fatto che il formato XML è un formato dinamico.

Canale YouTube è molto importante per la visibilità online, e per la distribuzione delle informazioni visive. Sicuramente consigliato, sia per la capacità di tagging che per la potenziale visibilità attraverso uno strumento molto utilizzato. Sempre più spesso si ricorre a filmati, video, per la promozione di un servizio/prodotto/presentazione; è un sistema facile, veloce e sicuramente di grande impatto emozionale.

Social Network sono fondamentali per potenziare la cassa di risonanza, per avvicinare nuovi contatti, per promuovere eventi/servizi/prodotti, divulgare comunicati stampa, dialogare con i propri contatti.





Fonti:
addettostampa.blogspot.com di Francesca Anzalone;
Wikipedia.

SIAMO SPIATI SUL WEB?


Cellulari, Internet; Social Network, Skype, acquisti Online … Ogni volta che usiamo il Web diamo nuove informazioni su di noi. Non è pericoloso. Anzi. Si guadagna tempo e, in alcuni casi, anche denaro. C’è chi si lamenta perché su molti siti internet e sui social network la privacy è a rischio. Però la rivoluzione informatica porta vantaggi incalcolabili. Non solamente servizi nuovi è gratuiti, ma anche una richissima offerta di prodotti su misura. Ecco come Google, Facebook, Amazon, Apple, Microsoft e Skype ci stanno preparando a conquistarci. Anche se, in cambio, vogliono sapere tutto di noi.


Google. Il segreto sta nella “parola chiave”.
La miniera d’oro della propaganda in target sono le cosidette AdWords: si impostano frasi o parole legate alla propria attività o alla propria azienda e l’annuncio compare come link sponsorizzato quando qualcuno le include in una ricerca.
Tutto torna utile, niente è da buttare via, nemmeno un pezzetto di video riavvolto e poi rivisto su Youtube. E’ un gioco di ruolo e di ruoli che ingrassa tutti i colossi della rete: loro offrono decine di servizi cui mai potremmo rinunciare, senza chiedere, in cambio, nemmeno un centesimo; noi alimentiamo un business gigantesco di cui siamo artefici e, insieme, destinatari.
Il meccanismo funziona pure con il diffusissimo servizio Gmail: non perché ci sia chi legge la nostra posta, ma perché un sistema automatizzato rileva le parole chiave nel testo. Opzione che piace incredibilmente ai pubblicitari: sui forum e siti a loro dedicati si sprecano i consigli per intercettare i nostri veri desideri nei messaggi scambiati con i contatti più stretti.
La pubblicità, insomma, ha smesso d’inseguire, di affannarsi a sapere nel buio: riconosce chi ha davanti e sa a menadito che cosa vuole, deve solo ricordarglielo.

Facebook. Il “profilo” che diventa un mirino.
I “profili” degli iscritti fanno gola perché non sono costruiti da un computer, ma dagli iscritti stessi. E nel vendere gli spazi Facebook non va tanto per il sottile, usa ogni singolo dettaglio che gli comunichiamo: consente agli inserzionisti d’impostare filtri per fasce d’età, collocazione geografica, preferenze sessuali, tipo di lavoro, interessi, hobby. L’ultima novità è quella di riconoscere agli iscritti un credito di 10 centesimi di dollaro per guardare uno spot nel sito. E’ probabile che il meccanismo (e la remunerazione) crescerà se verrà arricchito con qualche forma di “targettizzazione”: da una parte le aziende saranno incentivate a investire, perché parleranno ai destinatari giusti, dall’altra quei destinatari staranno ad ascoltare perché otterranno una ricompensa.

Amazon e Apple. L’iTunes Store sa tutto di te.
La società della mela morsicata è stata fra le prime a sviluppare meccanismi per fotografare i nostri gusti: si è inventata Genius, un sistema che raccoglie le informazioni della libreria di iTunes e le invia a un cervellone che sforna proposte che fanno al caso nostro, tutte ovviamente pronte per essere acquistate.
Simile è la strategia del colosso dell’ecommerce Amazon, che tiene traccia di ricerche e acquisti per suggerire prodotti simili. Amazon, peraltro, è stato tra i precursori della pubblicità in target grazie al sistema degli affiliati, cui deve un’importante fetta dei suoi profitti. L’intuizione è stata quella di chiedere ai gestori di un qualsiasi sito di ospitare banner o segnalazioni di prodotti, riconoscendo una percentuale per ogni acquisto effettuato dai loro utenti. E il webmaster stesso che può scegliere cosa reclamizzare in base agli argomenti delle pagine o al suo pubblico di riferimento. Oppure può affidarsi a “Omakase”, parola giapponese che significa “lascia fare a noi”: è Amazon a incrociare una serie di dati per mostrare i prodotti giusti. E oggi l’azienda studia per il definitivo salto di qualità, per diventare leader nell’”advertising online”.

Microsoft e Skype. Tiro al bersaglio ai profili.
Quanto a Microsoft, anche l’azienda madre del sistema operativo più diffuso al mondo e della console Xbox ha capito che i profitti non si fanno solo con videogiochi e programmi.Perciò propone il “profile targeting”, il tiro al bersaglio tra i profili, che permette alle aziende di scegliere a quali utenti della chat Messenger o di Hotmail rivolgersi, scegliendo tra i 167 milioni di iscritti in tutta Europa su Windows Live. Oltre ai filtri classici, si possono impostare l’ora e il giorno in cui si collegano e il metodo di accesso per tipo di connessione e browser.
Il vero colpaccio, però, la Microsoft l’ha appena messo a segno acqistando Skype per 8,5 miliardi di dollari. Così l’azienda ha accesso ai 600 milioni di utenti del marchio leader delle telefonate in tecnologia Voip.

Sarebbe un bel voltafaccia rispetto a quanto dichiarava nel 2007 Steve Ballmer, l’ad della Microsoft, che accusò Google di leggere i messaggi Gmail per cucire avvisi su misura. Ma nell’hi-tech una manciata d’anni è un’era geologica e le aziende sono le prime a intuire quando conviene pentirsi. Anche perché la pubblicità personalizzata è diventata tendenza. E presto, con la proliferazione dei dispositivi portatili e una sinergia matura fra tv e internet, sarà la regola. Riconoscerà automaticamente quale membro della famiglia sta guardando la tv, è davanti al pc o ha in mano la tavoletta, e gli mostrerà gli annunci giusti. Certo, rimane da chiedersi se i consigli per gli acquisti ai tempi del web non sappiano fin troppo di noi o se riescano a semplificarci la vita. La domanda è lecita; la risposta rimarrà sempre una questione di punti di vista.


Panorama, 8 giugno 2011, anno XLIX N.24 (2351), Eviva! Siamo tutti spiati, Marco Morello.


FACEBOOK - 5 CONSIGLI PER AZIENDE

L’obiettivo delle aziende online è costruire community vive. Si parla sempre di “engagement“, ma cosa vuol dire veramente creare community coinvolgenti su Facebook? Non si tratta soltanto di ideare annunci efficaci per incentivare l’arrivo di nuovi fan. Justin Fogarty, online community manager di Ariba, su mashable.com regala 5 buoni consigli. 

  • Incentivare gli interessi dei clienti.
  •  I clienti ritornano nella community per lo stesso motivo per cui hanno aderito la prima volta. Bisogna pensare il meno possibile in termini di ROI, numero di fan, ecc almeno nella prima fase di creazione. Gli interessi delle persone che si vogliono attrarre sono la cosa più importante e determineranno anche l’evoluzione della pagina. 
  • Estendere il successo del mondo reale. La maggior parte delle community sono un’estensione di quello che succede nel mondo reale e Facebook imita le relazioni personali. Una pagina aziendale dovrebbe simulare il tipo di interazioni che effettivamente avvengono nel rapporto quotidiano con il cliente. Ad esempio, se si interagisce con loro soprattutto in eventi e fiere allora si dovrebbe cercare di imitare questo tipo di interazione. 
  • Pulizia. C’è una cosa che MySpace ha insegnato: le persone online vogliono pagine pulite. Il Web ha infinite potenzialità, ma è sempre meglio cominciare con funzionalità di base e con un’interfaccia semplice e chiara. 
  • Relazione come processo a lungo termine. I contenuti devono essere brevi, frequenti e interessanti: il newsfeed di Facebook si basa su questi principi. Se queste linee guida vengono rispettate, gli utenti tornano sulla pagina e aumentano il tempo speso. Se utilizzata bene, la pagina Facebook sostituirà velocemente altri tool di comunicazione online più complessi ma meno efficaci. 
  • Il coinvolgimento facile. La maggior parte degli iscritti a una community guarda quello che succede, ma non interviene. Tuttavia il “modello Facebook” ha reso più semplici le relazioni. Creare messaggi veloci e pagine semplici aumenta le interazioni degli utenti. 

Fonte: www.wommi.it

COMUNICAZIONE ON- E OFFLINE...

Attualmente si registra una notevole asimmetria fra la gerarchia di importanza dei mezzi di comunicazione tradizionali e quelli disponibili in Internet, e ciò si spiega col fatto che l’evoluzione del marketing dipende dalla disponibilità di varie tecnologie. Ma nonostante tutto in comunicazione d’impresa si usano ancora tutti i canali possibili per comunicare un messaggio. Ad esempio, la grafica per prodotti cartacei non è un’attività ancora superata. Ogni azienda che da l’importanza alla propria immagine, cerca sempre di lasciare ai suoi clienti qualcosa di tangibile, da tenere in mano e sfogliare. I prodotti offline (cataloghi, depliant, brochure) sono comodi da fruire, e sono ancora un veicolo potente di diffusione del brand.

Una differenza molto importante tra comunicazione on- e offline (a prescindere dal mezzo stesso) sta nella quantità e modalità di informazioni scambiate. Oggigiorno integrazioni sociali sono sempre più astratte, intangibili e fortemente condizionate dal "fattore elettronico". I rapporti virtuali, anche fra soggetti che non si sono mai conosciuti personalmente, stanno dilagando ad una velocità impressionante senza tenere conto di distanze territoriali o livelli culturali. La comunicazione online dell’impresa negli ultimi tempi sta prendendo strade sempre più innovative, con l’avanzare del social media marketing. Naturalmente, una strategia di comunicazione integrata non può fare a meno di una solida presenza in rete con un sito web aziendale,  ma ormai i classici siti-vetrina e pubblicità sui banner appartengono al cosiddetto sistema WEB 1.0, quando ancora internet era solamente un altro mezzo di comunicare come la stampa o la radio. Ultimamente invece, seguendo le fonti di informazione in rete, si nota immediatamente il fermento attorno alle forme di comunicazione più recenti, vale a dire principalmente blog e social network. Mentre nei primi tempi la comunicazione su l’Internet veniva gestita e creata interamente dall’autore del sito o direttamente dall’azienda, nel nuovo sistema WEB 2.0 sui contenuti decide il visitatore. Tutto ciò ha cambiato radicalmente le ultime strategie di comunicazione aziendali.

Fino poco fa nell'ambito del marketing si usava il termine passaparola per indicare il diffondersi di informazioni e/o consigli tra consumatori attraverso una rete sociale. Mentre il passaparola definiva da sempre una comunicazione parlata face-to-face, con l'evoluzione dei mass media, sono state prese in considerazione in questo ambito anche le conversazioni telefoniche, i messaggi di testi inviati tramite sms o il web, i post dei blog, nelle community, i messaggi istantanei ed e-mail e comunque qualsiasi messaggio che oggigiorno permette una interazione tra persone. Alle volte il significato di passaparola è utilizzato anche per indicare dei rumor, dei gossip, il "sentito dire" e le allusioni. In genere il metodo del passaparola è più comunemente utilizzato per indicare la trasmissione di un'informazione positiva piuttosto che negativa, anche se questo non è una regola assoluta. Negli ultimi tempi, con evoluzione dell’Internet ed i social network, questo fenomeno viene chiamato in un modo completamente diverso: il buzz marketing.  Il termine indica quell'insieme di operazioni di  marketing non convenzionale volte ad aumentare il numero e il volume delle conversazioni riguardanti un prodotto o un servizio e, conseguentemente, ad accrescere la notorietà e la buona reputazione di una marca. Consiste cioè nel dare alle persone motivo di parlare circa un prodotto o servizio e nel facilitare quelle conversazioni. Buzz marketing è dunque la strategia di coloro che, consapevolmente o inconsapevolmente, gratis o a pagamento, utilizzano il web (tramite, ad esempio, blog, forum e social network) per parlare e far parlare (o cercare di far parlare) di beni, aziende o marche.

Oggigiorno è il consumatore che esprime il suo giudizio sui social network e blog, stabilisce cosa dire di un determinato prodotto, servizio o azienda, e se parlarne o meno. Per questo motivo, per realizzare una comunicazione efficace bisogna essere sempre aggiornati e soprattutto presenti sul web.

Infine, vale la pena ricordare che un’azienda presentandosi oggi al cliente, non viene solo rappresentata dal prodotto che essa produce, ma anche dall’immagine che fa percepire al pubblico, ovvero la brand reputation, con tutte quelle emozioni, significati, idee, opinioni, esperienze e quant’altro che una persona esterna all’azienda e non solo, coglie appena vede il brand.


Alcune definizioni presenti in questo articolo sono state citate da Wikipedia: www.wikipedia.org.

MARKETING PER PICCOLE E MEDIE IMPRESE

Gli strumenti di marketing innovativo permettono alle aziende non solo di avere una maggiore visibilità sul mercato, ma anche di raggiungere target di utenti non raggiungibili con i media tradizionali. Quindi, se da un lato il Web permette alle imprese di ampliare il numero dei clienti potenziali, dall’altro offre la possibilità di “targhettizzarli” e di raggiungere nicchie di mercato specifiche. Le piccole e medie imprese, proprio per le loro caratteristiche dimensionali e la loro forte specializzazione di nicchia, hanno quindi l’opportunità di creare relazioni molto forti con i propri clienti, fidelizzandoli.

Inoltre, il Web ha un potere elevato di influenzare le decisioni di acquisto: gli utenti ricercano informazioni relative a un prodotto o un’azienda, le confrontano, esprimono e condividono giudizi e opinioni, tali opinioni possono godere di un’elevata visibilità non solo all’interno delle specifiche community, ma anche sui motori di ricerca. Lo scambio di opinioni sul web rappresenta un fenomeno che le persone devono monitorare perché fonte di opportunità. 

Analizzare blog e social network vuol dire rilevare le tendenze del mercato, raccogliere informazioni per sviluppare al meglio nuovi prodotti e servizi migliorare il supporto post-vendita, la propria credibilità e la propria immagine.

In definitiva, il marketing innovativo offre all’azienda strumenti per:
  • affermare il brand e i prodotti
  • avere maggiore visibilità nell’arena competitiva
  • migliorare la credibilità e la reputazione 
  • gestire la relazione con il cliente
  • fidelizzare il cliente
  • analizzare le tendenze del mercato
  • avere indicazioni utili per il miglioramento dei propri prodotti o per svilupparne di nuovi.


fonte: www.microsoft.com/italia

WEB 2.0: COMUNICARE O NON COMUNICARE…?

Il mondo della comunicazione negli ultimi tempi è cambiato molto. Maggior parte delle forme di comunicazione tradizionali sono entrate in crisi a causa della nascita di nuovi media. Gli ultimi dati di Nielsen Media Monthly Report dicono che tutti maggiori investitori stanno puntando sempre più risorse per l'advertising nel Web. Ma non si tratta semplicemente di banner o siti statici. Grazie alle strategie Web 2.0 diventata possibile far notare la presenza dell’azienda anche ai nuovi, potenziali clienti che ogni giorno navigano sull’Internet alla ricerca di informazioni.

Il termine Web 2.0 indica l'insieme di tutte quelle applicazioni online che permettono uno spiccato livello di interazione tra il sito e l'utente (blog, forum, chat, social network etc.). La locuzione pone l'accento sulle differenze rispetto al Web 1.0, diffuso in passato, quando ancora l’Internet rimaneva solamente un altro mezzo di comunicazione che si poteva aggiungere ad altri, tradizionali offline, come giornali, affissioni, radio, tv etc. Il Web 1.0 era composto prevalentemente dai siti web statici, senza alcuna possibilità di interazione con l'utente eccetto la normale navigazione tra le pagine, l'uso delle e-mail e dei motori di ricerca. Nell'era 2.0, grazie alla facilità e velocità di connessione che permette di scambiare molte informazioni in breve tempo, sempre più persone scelgono perfino di “incontrarsi” online. Questo significa che se un’azienda vuole raggiungere il suo target, trovando sempre nuovi clienti, deve andare a cercarli direttamente sulla rete, sviluppando meglio il proprio business sul Web.

Oggi però non basta più avere un sito internet graficamente bello ed elegante. Bisogna che quel sito sia raggiungibile prima di quello dei concorrenti e che consenta a chi lo visita di dialogare con l’azienda per chiedere informazioni, consigli o esprimere opinioni sui prodotti. Per un’azienda essere online significa sapere chi visita il suo sito o blog, cosa fa e cosa eventualmente scarica dalle pagina web.

Il Web 2.0 crea diverse possibilità alle aziende di trasformare la loro presenza sull’Internet in un’opportunità di crescita e di guadagno. Ad esempio:

  1. La visibilità sui motori di ricerca.
Innanzitutto, cercando di aumentare la presenza aziendale sul Web, bisogna migliorare la sua visibilità sui motori di ricerca. E’ fondamentale che al primo posto ci sia sempre il vostro sito. Inoltre, il fatto che a fronte della ricerca di un’espressione si abbia un click sul sito dell’azienda, creerà presto l'associazione marchio – sito, molto importante in ogni strategia di comunicazione.

  1. Ottimizzazione dei contenuti del sito web.
Anche miglioramento di contenuti web serve per farsi trovare dai potenziali clienti su Google. Inoltre, utilizzo dello strumento Google Adwords, che consiste nell’acquisto di parole chiave a pagamento (PPC - Pay Per Click), è attualmente molto diffuso nel mondo.

  1. Costruire un brand on-line.
Innanzitutto, è molto importante che altri siti (oltre ai circuiti di comunicazione stampa) scrivano articoli, news o post sul marchio/brand aziendale. Inoltre, è possibile progettare la ripetizione di un brand sul Web in diversi contesti, i quali in qualche modo lo leghino al sito. E’ importante che ogni link abbia il marchio incluso e, soprattutto, che il marchio sia ripetuto molto spesso su siti esterni senza il link. Sarà semplice, così, distribuire marchi con link e marchi senza link, semplicemente inserendo i comunicati in tutti i circuiti.

  1. Creare un blog aziendale.
Molte possibilità crea l’apertura di un blog aziendale, attraverso i quale e possibile parlare dei prodotti, delle offerte, novità e tante altre cose. Inoltre, i blog vengono premiati dai motori di ricerca che li mettono in posizione privilegiata rispetto ai siti tradizionali.

  1. Email marketing.
Prima esisteva il direct marketing, ma ciò che un’azienda inviava non si sapeva mai se veniva letto. Adesso con l’invio via email le aziende sanno perfettamente se un cliente ha letto le loro mail e possono controllare se tramite quei messaggi è andato a visitare alcuni prodotti sui loro siti. In questo modo nelle mail successive è possibile inviare  informazioni aggiuntive e mirate sui prodotti visitati.

  1. Buzz marketing.
Fino poco fa nell'ambito del marketing si usava il termine passaparola per indicare il diffondersi di informazioni e consigli tra consumatori attraverso una rete sociale. Negli ultimi tempi, con evoluzione dell’Internet ed i social network, questo fenomeno viene chiamato il buzz marketing.  Seguendo la definizione di Wikipedia, il termine indica quell'insieme di operazioni di marketing non convenzionale volte ad aumentare il numero e il volume delle conversazioni riguardanti un prodotto o un servizio e, conseguentemente, ad accrescere la notorietà e la buona reputazione di una marca. (…) Buzz marketing è dunque la strategia di coloro che, consapevolmente o inconsapevolmente, gratis o a pagamento, utilizzano il web (tramite, ad esempio, blog, forum e social network) per parlare e far parlare (o cercare di far parlare) di beni, aziende o marche.

  1. Social network.
Social network marketing è sicuramente un ottimo strumento per "rimanere in contatto" con le persone. Un equilibrio costante tra ciò che si è e ciò che si fa, aiuta, molto spesso, a capire meglio le persone e ad apprezzarle non solo professionalmente ma anche per quello che sono. Facebook, Twitter, Linkedin e molti altri si possono utilizzare non solo per promozione di prodotti, ma soprattutto per condividere le notizie. Inoltre, i social media sono usate dalle aziende per marketing online, ricerche di personale o per un aggiornamento costante del proprio carnet contatti e molte altre cose.

Oggigiorno le strategie Web 2.0 rappresentano un vero strumento di crescita economica per le aziende.