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COSA FA UN CONSULENTE DI COMUNICAZIONE?

Innanzitutto, un consulente di comunicazione si occupa di ideazione e gestione delle strategie di comunicazione per piccole e medie imprese. Oggi per comunicare bene è indispensabile conoscere tutti gli strumenti che sono a disposizione: dai media tradizionali alle strategie Web 2.0. Per questo motivo un consulente deve sapere cosa fare per raggiungere ambiziosi traguardi aziendali, deve sapere quali sono gli andamenti di mercato e soprattutto non può esimersi dal conoscere le strategie aziendali, il marketing o le tecniche di promotion. Per essere in questa posizione molto spesso un consulente di comunicazione deve anche analizzare, amministrare ed ottimizzare li budget aziendale dedicato alla comunicazione. 

Cominciando di lavorare sull’immagine di un’azienda normalmente si parte dalla strategia di comunicazione che viene discussa con l'azienda e con la quale vengono studiate molte idee e soluzioni che mettono le basi per la costruzione di concetti, pensieri ed immaginazioni più complesse facilmente comprensibili dal target di riferimento. Studiando attentamente esigenze e necessità di ogni cliente, il consulente deve aiutare a progettare e realizzare in modo più funzionale l'interfaccia aziendale e il contenuto sottostante. A volte il suo ruolo somiglia alla funzione che svolge un art director in un’agenzia di comunicazione. In questi casi suo lavoro si applica anche alla realizzazione di supporti visivi, multimedia, storyboard. Un consulente deve anche saper mettere da parte il proprio gusto personale e rimettere in discussione il proprio lavoro ad esclusivo vantaggio del cliente e della sua azienda. E’ estremamente importante fare delucidazioni sulla strategia di comunicazione e creare un’immagine aziendale moderna ed efficace. 

In ogni progetto, oltre al combinare il valore strategico con idee innovative e soluzioni esteticamente ricercate ed attuali, il consulente deve essere aggiornato sui nuovi mezzi di comunicazione disponibili sul mercato. Deve conoscere ad esempio le strategie e le modalità operative per la rintracciabilità sull’Internet di un sito (web positioning), organizzare la presenza aziendale sui social network e introdurre nuovi strumenti come buzz marketing o e-commerce. Non è una funzione che conosce un architetto, né un grafico, ma solo un esperto di comunicazione al passo con la globalizzazione…

E-COMMERCE 3.0: DA BROADCAST A NARROWCAST


Come dice il vecchio proverbio, in fondo ad ogni cosa tutte le politiche sono locali e sebbene l’e-commerce abbia una portata globale, tutto si riduce a convincere i singoli clienti ad investire le loro disponibilità di danaro verso prodotti e servizi specifici. Ciò significa che ci sono due fasi per trasformare i visitatori in clienti nel vasto mondo di Internet: 

  1. Aggregare il maggior numero di clienti in un unico luogo. 
  2. Qualificare l’enorme bacino di utenza in un sottoinsieme di clienti davvero interessati alla tua proposta unica di valore e vendere direttamente a loro. 

Detto in altro modo, un uso di tipo broadcast ad esempio dei social network può portare una gran massa di persone in un singolo posto. E ‘ qui che un messaggio narrowcast del venditore può raggiungere e convincere un sottoinsieme interessato a compiere delle azioni di acquisto. 

Facciamo l’esempio che esista un gioco basato su una commedia romantica. I partecipanti possono scegliere la parte del protagonista, sia uomo che donna, e devono raccogliere gli elementi distintivi per corteggiare gli altri. Gli oggetti possono essere guadagnati al gioco o comperati scambiando moneta reale con la moneta del gioco. Facebook è la piattaforma ideale per gestire un gioco di questo genere, ma occorre fare qualcosa di più che solo pubblicare il gioco. La semplice pubblicazione del gioco è la ricetta dell’insuccesso. Bisogna attirare i consumatori che possono essere molto interessati con lo scopo di acquisire, raccogliere e conservare il loro interesse. 

Il mondo online sta facendo sempre più affidamento sulle connessioni e sui messaggi specifici diretti verso la giusta porzione di mercato ben segmentata, per fare crescere le vendite. E questo rappresenta una grande opportunità per i venditori. Per sfruttare efficacemente l’emergere di questo modo nuovo di concepire l’e-commerce, i venditori dovrebbero: 

  • Impiantare una autentica strategia sui social network: usare le capacità di broadcast della piattaforma per distribuire la conoscenza del prodotto (creare pagine fan, usare la pubblicità..), per poi rivolgere direttamente il messaggio al segmento ideale. Identificare i leader, portarli “sotto la tenda” e garantire un dialogo costante con i consumatori interessati. 
  • Costruire reti informali per gestire la lista: collegare i venditori con chi produce o distribuisce prodotti correlati per approfondire il catalogo ed accedere alle liste dei partner per accrescere il ritorno sulla propria lista personale. Alimentare e muovere il catalogo con sempre nuove offerte e proposte. 
  • Convertire i consumatori in micro affiliati: implementare un programma di micro-affiliazione che incoraggi i consumatori a promuovere i tuoi prodotti. Tenere il focus sui migliori prodotti in catalogo, sapendo che i nuovi visitatori comprano solo i prodotti che sono ben rappresentati e ben targhetizzati. 



I commercianti dovrebbero quindi costruire un business più connesso, in grado di sfruttare direttamente i rapporti con i consumatori, le relazioni indirette con i partner grazie alle liste comuni, ed estendere le relazioni tramite le raccomandazioni sociali. Nel nuovo mercato sociale che sta emergendo in questi anni, il sistema delle relazioni stabilirà chi vince e chi perde. 

Fonte: www.giovannicappellotto.it

E-COMMERCE 3.0


Il 2010 è stato l’anno dei social media: Mark Zuckerberg è stato nominato Time‘s Person of the Year, il film ”The social network” sembrava pronto per la gloria degli Oscar, e Facebook sembra superare il traffico giornaliero di Google. Certamente ci sono stati intoppi lungo il percorso - le impostazioni sulla privacy, la facilità d’uso e la debacle di Buzz di Google – ma nessun serio commentatore considera attualmente il social web di essere nient’altro che una parte consolidata dell’universo dei media. 

Per tutto questo, la monetizzazione del Web sociale è stata una storia di estremi. Mentre Zynga raccoglie più di 1 miliardo di dollari nelle vendite di macchine agricole virtuali, la grande maggioranza degli imprenditori sociali Web ha faticato a trovare la giusta tecnologia per creare un modello di business redditizio. Sondaggi dopo sondaggi hanno rilevato che le organizzazioni più grandi hanno utilizzato il Web sociale per la creazione di buzz, piuttosto che raccogliere clienti, e che i consumatori indirizzati sui prodotti attraverso le raccomandazioni sociali erano molto più propensi a provare il prodotto, ma non erano più propensi ad acquistarlo, rispetto a quelli che arrivavano dagli annunci di ricerca a pagamento. 

L’effetto broadcast delle piattaforme di social media crea il passaparola ma è l’effetto narrowcast tramite le connessioni credibili e conosciute che genera le vendite. In altre parole, la presenza su Facebook (tramite le pagine fan, i “Like” e le campagne pubblicitarie, ecc.) fa grandi cose per portare un prodotto a livello di consapevolezza, ma il processo di vendita attuale richiede più di un e-Commerce basato sui like, per quanto demograficamente sintonizzati, anche con un approccio personalizzato. Delta Airlines ha scoperto che mentre il buzz generato con campagne pubblicitarie ha prodotto effetti positivi, la società potrebbe creare risultati reali e misurabili con la distribuzione di un’app di prenotazione dei biglietti che è stata incorporata nell’esperienza di Facebook. 

La cosa più importante che si è scoperta è il valore della connessione nel mondo dell’e-Commerce. Gli effetti delle azioni dei venditori, che partecipino a programmi di affiliazione, sono più efficaci quando si coagulano attorno a reti sociali, ognuna delle quali promuove il prodotto di un altro venditore per un tempo definito. Questa condivisione di possibili clienti, demograficamente omogenea, fa in modo che ad un preciso consumatore sia offerto il giusto prodotto, nel tempo esatto della sua ricerca e che gli operatori di mercato coinvolti siano in grado di generare un flusso costante di entrate che alimenta la loro attività. 

Allo stesso modo, si nota l’emergere di programmi peer to peer che sviluppano le raccomandazioni sociali in vere e propri azioni di marketing. Programmi come TipFrom. Me facilitano gli acquirenti nel diffondere le raccomandazioni dei loro acquisti ad amici, parenti e colleghi, perché ricevono un premio ogni volta che uno di costoro fa un vero acquisto. La raccomandazione ha un valore bi-direzionale ed incoraggia i consumatori a partecipare più attivamente. 

Questo sarà l’anno di creare delle strategie narrowcast all’interno del social web; per i venditori così da sfruttare le reti sociali e guidare la crescita delle vendite e affinché i consumatori usino i loro canali sui social media per raggiungere nuovi clienti potenzialmente interessati. In altri termini stiamo entrando nell’era dell e-Commerce connesso dove la caratteristica distintiva dell’e-Commerce di successo non è le cose che sai, ma le persone che conosci! 


Fonte: www.giovannicappellotto.it

FACEBOOK - UNA NUOVA GENERAZIONE

Facebook è entrato a pieno titolo nell’immaginario collettivo del nostro Paese. (…) Se l’Italia non brilla nel panorama europeo quanto a nuove tecnologie, nell’uso di Facebook è invece nella Top 10 globale per numero di utenti attivi, oltre ad essere ai vertici della classifica per il rapporto tra utenti e navigatori, in terza posizione dopo Regno Unito e Francia. (…) 

La dimensione ludica ha fatto breccia negli Italiani, incentivandoli a ricreare online la propria rete di amici, parenti e colleghi, fino a riallacciare rapporti con vecchi compagni di scuola, contatti dispersi nel mondo e altri conoscenti di cui si era persa traccia. Per i più giovani, è comune la tendenza a utilizzare Facebook per conoscere nuovi amici, accettando nella propria rete anche utenti non conosciuti prima di persona, a volte con il rischio di futuro d’identità. 

Oggi Facebook è un fenomeno trasversale per fascia sociale, età, sesso e livello di istruzione. Tra i giovani e i giovanissimi, quasi il 100% della popolazione è iscritto e lo usa, molto spesso come primo canale di comunicazione. Un terzo degli iscritti ha più di 35 anni ed è questo il segmento che attualmente cresce più velocemente. Le aziende se ne sono accorte e, in massa, oggi usano Facebook per comunicare e conversare con i propri clienti e fan. Librerie, ristoranti, negozi, discoteche, grandi aziende, professionisti: non c’è business che non ne abbia compreso le potenzialità e lo usi insieme o in alternativa al sito web tradizionale (…). 

I cambiamenti introdotti da Facebook nel corso del 2009 e del 2010 consentono di proteggere le informazioni o i contenuti più sensibili – data di nascita, numero di telefono, foto di famiglia – scegliendo la lista di contatti con i quali condividerli, valutando allo stesso tempo cosa rendere pubblico e accessibile a tutti, motori di ricerca inclusi. 

Con la quotazione sui mercati azionari, oggi ipotizzata all’inizio del 2012, Facebook sarà sempre più orientato a tutelare i propri iscritti, cercando di aumentare la quota di ricavi per utente, con la moneta di scambio costituita dai crediti. 

Questo è lo scenario che si prospetta: una piattaforma universale gratuita, in cui saremo noi utenti a decidere l’orientamento, con il nostro uso quotidiano, vigili insieme alle autorità competenti affinchè i diritti della persona rimangono sempre una priorità per tutti. 


Luca Conti, Postfazione all’edizione italiana di Facebook, la storia. Mark Zuckerberg e la sfida di una nuova generazione, David Kirkpatric

SIAMO SPIATI SUL WEB?


Cellulari, Internet; Social Network, Skype, acquisti Online … Ogni volta che usiamo il Web diamo nuove informazioni su di noi. Non è pericoloso. Anzi. Si guadagna tempo e, in alcuni casi, anche denaro. C’è chi si lamenta perché su molti siti internet e sui social network la privacy è a rischio. Però la rivoluzione informatica porta vantaggi incalcolabili. Non solamente servizi nuovi è gratuiti, ma anche una richissima offerta di prodotti su misura. Ecco come Google, Facebook, Amazon, Apple, Microsoft e Skype ci stanno preparando a conquistarci. Anche se, in cambio, vogliono sapere tutto di noi.


Google. Il segreto sta nella “parola chiave”.
La miniera d’oro della propaganda in target sono le cosidette AdWords: si impostano frasi o parole legate alla propria attività o alla propria azienda e l’annuncio compare come link sponsorizzato quando qualcuno le include in una ricerca.
Tutto torna utile, niente è da buttare via, nemmeno un pezzetto di video riavvolto e poi rivisto su Youtube. E’ un gioco di ruolo e di ruoli che ingrassa tutti i colossi della rete: loro offrono decine di servizi cui mai potremmo rinunciare, senza chiedere, in cambio, nemmeno un centesimo; noi alimentiamo un business gigantesco di cui siamo artefici e, insieme, destinatari.
Il meccanismo funziona pure con il diffusissimo servizio Gmail: non perché ci sia chi legge la nostra posta, ma perché un sistema automatizzato rileva le parole chiave nel testo. Opzione che piace incredibilmente ai pubblicitari: sui forum e siti a loro dedicati si sprecano i consigli per intercettare i nostri veri desideri nei messaggi scambiati con i contatti più stretti.
La pubblicità, insomma, ha smesso d’inseguire, di affannarsi a sapere nel buio: riconosce chi ha davanti e sa a menadito che cosa vuole, deve solo ricordarglielo.

Facebook. Il “profilo” che diventa un mirino.
I “profili” degli iscritti fanno gola perché non sono costruiti da un computer, ma dagli iscritti stessi. E nel vendere gli spazi Facebook non va tanto per il sottile, usa ogni singolo dettaglio che gli comunichiamo: consente agli inserzionisti d’impostare filtri per fasce d’età, collocazione geografica, preferenze sessuali, tipo di lavoro, interessi, hobby. L’ultima novità è quella di riconoscere agli iscritti un credito di 10 centesimi di dollaro per guardare uno spot nel sito. E’ probabile che il meccanismo (e la remunerazione) crescerà se verrà arricchito con qualche forma di “targettizzazione”: da una parte le aziende saranno incentivate a investire, perché parleranno ai destinatari giusti, dall’altra quei destinatari staranno ad ascoltare perché otterranno una ricompensa.

Amazon e Apple. L’iTunes Store sa tutto di te.
La società della mela morsicata è stata fra le prime a sviluppare meccanismi per fotografare i nostri gusti: si è inventata Genius, un sistema che raccoglie le informazioni della libreria di iTunes e le invia a un cervellone che sforna proposte che fanno al caso nostro, tutte ovviamente pronte per essere acquistate.
Simile è la strategia del colosso dell’ecommerce Amazon, che tiene traccia di ricerche e acquisti per suggerire prodotti simili. Amazon, peraltro, è stato tra i precursori della pubblicità in target grazie al sistema degli affiliati, cui deve un’importante fetta dei suoi profitti. L’intuizione è stata quella di chiedere ai gestori di un qualsiasi sito di ospitare banner o segnalazioni di prodotti, riconoscendo una percentuale per ogni acquisto effettuato dai loro utenti. E il webmaster stesso che può scegliere cosa reclamizzare in base agli argomenti delle pagine o al suo pubblico di riferimento. Oppure può affidarsi a “Omakase”, parola giapponese che significa “lascia fare a noi”: è Amazon a incrociare una serie di dati per mostrare i prodotti giusti. E oggi l’azienda studia per il definitivo salto di qualità, per diventare leader nell’”advertising online”.

Microsoft e Skype. Tiro al bersaglio ai profili.
Quanto a Microsoft, anche l’azienda madre del sistema operativo più diffuso al mondo e della console Xbox ha capito che i profitti non si fanno solo con videogiochi e programmi.Perciò propone il “profile targeting”, il tiro al bersaglio tra i profili, che permette alle aziende di scegliere a quali utenti della chat Messenger o di Hotmail rivolgersi, scegliendo tra i 167 milioni di iscritti in tutta Europa su Windows Live. Oltre ai filtri classici, si possono impostare l’ora e il giorno in cui si collegano e il metodo di accesso per tipo di connessione e browser.
Il vero colpaccio, però, la Microsoft l’ha appena messo a segno acqistando Skype per 8,5 miliardi di dollari. Così l’azienda ha accesso ai 600 milioni di utenti del marchio leader delle telefonate in tecnologia Voip.

Sarebbe un bel voltafaccia rispetto a quanto dichiarava nel 2007 Steve Ballmer, l’ad della Microsoft, che accusò Google di leggere i messaggi Gmail per cucire avvisi su misura. Ma nell’hi-tech una manciata d’anni è un’era geologica e le aziende sono le prime a intuire quando conviene pentirsi. Anche perché la pubblicità personalizzata è diventata tendenza. E presto, con la proliferazione dei dispositivi portatili e una sinergia matura fra tv e internet, sarà la regola. Riconoscerà automaticamente quale membro della famiglia sta guardando la tv, è davanti al pc o ha in mano la tavoletta, e gli mostrerà gli annunci giusti. Certo, rimane da chiedersi se i consigli per gli acquisti ai tempi del web non sappiano fin troppo di noi o se riescano a semplificarci la vita. La domanda è lecita; la risposta rimarrà sempre una questione di punti di vista.


Panorama, 8 giugno 2011, anno XLIX N.24 (2351), Eviva! Siamo tutti spiati, Marco Morello.


FACEBOOK - 5 CONSIGLI PER AZIENDE

L’obiettivo delle aziende online è costruire community vive. Si parla sempre di “engagement“, ma cosa vuol dire veramente creare community coinvolgenti su Facebook? Non si tratta soltanto di ideare annunci efficaci per incentivare l’arrivo di nuovi fan. Justin Fogarty, online community manager di Ariba, su mashable.com regala 5 buoni consigli. 

  • Incentivare gli interessi dei clienti.
  •  I clienti ritornano nella community per lo stesso motivo per cui hanno aderito la prima volta. Bisogna pensare il meno possibile in termini di ROI, numero di fan, ecc almeno nella prima fase di creazione. Gli interessi delle persone che si vogliono attrarre sono la cosa più importante e determineranno anche l’evoluzione della pagina. 
  • Estendere il successo del mondo reale. La maggior parte delle community sono un’estensione di quello che succede nel mondo reale e Facebook imita le relazioni personali. Una pagina aziendale dovrebbe simulare il tipo di interazioni che effettivamente avvengono nel rapporto quotidiano con il cliente. Ad esempio, se si interagisce con loro soprattutto in eventi e fiere allora si dovrebbe cercare di imitare questo tipo di interazione. 
  • Pulizia. C’è una cosa che MySpace ha insegnato: le persone online vogliono pagine pulite. Il Web ha infinite potenzialità, ma è sempre meglio cominciare con funzionalità di base e con un’interfaccia semplice e chiara. 
  • Relazione come processo a lungo termine. I contenuti devono essere brevi, frequenti e interessanti: il newsfeed di Facebook si basa su questi principi. Se queste linee guida vengono rispettate, gli utenti tornano sulla pagina e aumentano il tempo speso. Se utilizzata bene, la pagina Facebook sostituirà velocemente altri tool di comunicazione online più complessi ma meno efficaci. 
  • Il coinvolgimento facile. La maggior parte degli iscritti a una community guarda quello che succede, ma non interviene. Tuttavia il “modello Facebook” ha reso più semplici le relazioni. Creare messaggi veloci e pagine semplici aumenta le interazioni degli utenti. 

Fonte: www.wommi.it